Padova: cosa vedere e dove mangiare

Suggerimenti utili per visitare Padova in un weekend

In occasione della tappa italiana a Padova della Dave Matthews Band , mi sono concessa un weekend in una delle città venete più ricche di cultura, facile da girare a piedi e internazionale. Custode della Cappella degli Scrovegni e della Basilica di S. Antonio, Padova si distingue non solo per il patrimonio artistico ma anche per la dinamica vita sociale, probabilmente incentivata dall’Università Padovana che attira studenti sia nostrani che internazionali.

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Sevilla: brevissima guida per un weekend fuori

Cosa fare, cosa vedere e dove mangiare.

Siviglia è indiscutibilmente una delle perle della Valle del Sol – così denominata per i suo 300 giorni di sole l’anno – e basta dare un veloce sguardo intorno per rendersene conto.

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Italia, il Paese che non riconosce il valore dei creativi. Intervista alla survivor Maria La Torre, fotografa di moda

maria la torreContinua il nostro viaggio nel mondo dell’arte e del lavoro. Troppo spesso questi due termini sono estremamente lontani l’uno dall’altro, soprattutto nel Bel Paese. Fai il grafico? Non sei retribuito. Fai il copy? Non sei retribuito. E la lista è ancora lunga. Nonostante la “prassi” del non riconoscere alcun budget al lavoro creativo – celebre lo spot #coglioneno – ci sono persone che non hanno ancora rinunciato a coltivare i propri sogni e le loro aspirazioni. Continue reading

Cinemage: la prova che i sogni possono diventare realtà se perseguiti con costanza e pazienza.

5 (1)Nell’Italia degli anni ’90 c’era una credenza molto particolare sul lavoro retribuito: per trovarlo era fondamentale iscriversi all’Università. Le giovani menti fresche di maturità e certe di questo “dogma”, si districavano tra prove di ammissione e information day alla ricerca degli Atenei più conformi alle loro attitudini. Il “dogma” però non era chiaro su alcuni punti che, ahimè, sarebbero venuti alla luce solo in un secondo momento. Le facoltà che avrebbero portato lavoro e guadagno agli studenti freschi di studi erano solo poche elette: giurisprudenza, ingegneria, economia e, anche se con meno adesioni rispetto alle precedenti, chimica. Continue reading

E vissero per sempre infelici e scontenti

E se non ridono nemmeno più i cartoni….

Fools Journal

Se i più famosi personaggi delle fiabe Disney vivessero in questa epoca, avrebbero ben poco di cui essere felici: a dimostrarlo, ci ha pensato l’artista newyorkese Jeff Hong, il quale nella serie “Unhappily Ever After” ha riattualizzato le loro storie nel mondo contemporaneo per mettere in evidenza importanti problemi sociali. Bella de “La Bella e la Bestia”? Alle prese con la chirurgia estetica. Bambi? Imbalsamato all’interno di una ricca casa. Remy di “Ratatouille”? Utilizzato per esperimenti sugli animali. Ariel de “La Sirenetta”? Ricoperta dai rifiuti dell’oceano. Alice? Un’eroinomane. E vissero per sempre…infelici e scontenti.

http://disneyunhappilyeverafter.tumblr.com/

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Oltre il pop c’è di più: campagna di educazione musicale che bandisce il pop

Fenisia 2Le radio trasmettono pop, le case discografiche producono pop, la maggior parte del pubblico italiano ascolta solo musica pop. Partendo dal presupposto che non ho nulla contro queste genere, è indubbio come la sua massiccia presenza nel Bel Paese impedisca la trasmissione e la conoscenza di altri generi musicali – e non venite a dirmi che Vasco e Ligabue fanno la differenza, hanno appeso il rock al chiodo e adattato il loro stile in base a quello che il “mercato principale” richiede. La mia ambiziosa campagna Oltre il pop c’è di più vuole portare in luce l’esistenza di altre sonorità completamente sconosciute alle orecchie del pubblico radiofonico, costretto ad ascoltare ripetutamente le principali Hit del momento (ovviamente catalogabili nella sfera del pop). Sperimentazione e mescolanza sono le parole chiave di ogni mercato discografico che si rispetti e di questa campagna, come amo ironicamente definirla. E non esiste modo migliore di investigare nuovi generi se non quello di chiedere direttamente alla fonte. Dopo l’intervista al promettente batterista dell’Umbria Jazz e al re della fisarmonica, è giunto il momento di passare al terzo capitolo di questa vicenda: il metal. Non essendo un’esperta in materia – ci tengo a presentarvi solo fonti di prima scelta – ho fatto il terzo grado al gruppo metal, rigorosamente nostrano, che da mesi controlla i primi posti della classifica Reverbnation e che a breve si esibirà al Rometal MMXIV, festival capitolino dedicato al metal: i Fenisia. Il leader del gruppo, Nic Ciaz, ci ha raccontato chi sono i Fenisia e perché hanno scelto di fare metal in un mondo pop.

ps: astenersi dalla lettura se votati al pop

Domanda di routine: chi sono i Fenisia?

Nic Ciaz, voce e chitarra solista; Lian Ciaz, chitarra ritmica; Liquido, bassista; Tig Smith, batterista (ndr, sono dei nomi d’arte ovviamente).

Come e quando nasce il gruppo?

Tra il 2007 e il 2008, è stato come rinascere. Infatti le basi dell’ attuale formazione provengo da un passato ormai lontano, è questo uno dei principali motivi per cui abbiamo scelto di chiamarci Fenisia. Ovviamente il nome del gruppo deriva da Fenice, più precisamente ci siamo ispirati al luogo immaginario dove muore e poi risorge. 

Perché avete scelto di fare metal in un contesto musicale in cui a farla da padrone sono sonorità più morbide?

Proprio per distinguerci potrei rispondere, ma in realtà non è così. Stiamo facendo esattamente ciò che amiamo fare di più: creiamo e suoniamo quello che ci ha sempre affascinato, un hard rock ai confini con il metal. Il resto sarebbe stato solo una costrizione, uno sforzo che quasi certamente non ci avrebbe portato da nessuna parte e che, probabilmente, ci avrebbe diviso. È noto infatti che le vere passioni accomunano le persone e spesso generano legami indissolubili, come è successo a noi.

In una recente intervista per Tempi Dispari avete dichiarato di fare “metal illuminista”. Potete spiegare meglio il concetto?

Per quanto arduo è sempre un piacere rispondere a questa domanda. Sappiamo che in un brano ci sono due fondamentali contenuti: la melodia e il testo. Quest’ultimo, per quanto ci riguarda, ne è anche la filosofia e il pensiero della band. La combinazione del sound, che verte in un hard rock a sfondo metal, affiancata ad un ideale che trae le sue origini dalla razionalità, figlia dell’Illuminismo, genera il nostro Enlightened Metal. Inoltre, il concetto illuministico ci accompagna a partire dal nostro nome e dalla celebrazione della Fenice. Se da un lato la simbologia è affine all’essere unici nel proprio vivere e creare, di Fenice ne esiste sempre un unico esemplare e da qui l’appellativo “semper eadem” (sempre la medesima). Senza contare che la mitologia incorona l’uccello sacro come emblema della Sapienza e le nostre idee sposano perfettamente questo pensiero. Il tutto sfocia poi nel motto illuministico di Immanuel Kant “sapere aude” (il coraggio di essere saggio). Diciamo che tutti i testi dei Fenisia si sviluppano intorno alle idee di questo movimento. In particolare l’album Lucifer racchiude il pensiero illuminista: dieci brani dal sapore melodico del Southern Rock, contornati da un Metal possente e costellato di messaggi affini alle radici delle idee illuministe e scientifiche.

Siete tra i primi posti in classifica su Roma secondo i dati di Reverbnation. Oltre a una maggiore visibilità, quali altri incentivi vi ha permesso di raggiungere questo risultato?

Un’ottima connessione tra i nostri siti e il pubblico di internet. Tutte le news sul gruppo raggiungono velocemente i siti interessati. L’ interazione istantanea è necessaria per farci conoscere e Reverbnation si è dimostrato uno strumento fondamentale in questo senso.

Soddisfiamo la curiosità dei vostri fan. A quando il prossimo album?

Il prossimo album uscirà ad ottobre, preceduto da un video e da due live che utilizzeremo per presentarlo al pubblico. Naturalmente è incentrato su concetti di stampo illuminista, come era già successo per Lucifer. Il nome sarà Fenisia Cafè, proprio come i luoghi – il principale era il Cafè Le Procope di Parigi – dove i fondatori dell’illuminismo, in segretezza, si incontravano e si consultavano.

Sogno nel cassetto di una rockstar?

Senza essere pretenziosi e scontati, direi che una bella tournée negli Stati Uniti sarebbe un grande risultato e un’ immensa soddisfazione.

 

Per essere sempre aggiornati sull’attività dei Fenisia consultare il sito http://www.fenisia.com/

 

Alla prossima puntata della campagna non convenzionale Oltre il pop c’è di più